Un pezzo di strada fatto insieme… di Luca Beatrice

Un pezzo di strada fatto insieme. Non così lungo da definirlo un’alleanza, ma già abbastanza significativo per far nascere un’amicizia.

Non mi ricordo neppure quanto tempo è passato. A un certo punto fatichi a contare gli anni.

Insomma, tutto comincia quando mi si presentano in studio Franca e Alessandro annunciandomi l’intenzione di aprire una nuova galleria a Torino. Il posto è quello stesso in cui Guido Carbone aveva condotto le ultime stagioni della sua ricerca. A loro questi locali in via dei Mille piacevano, giusto pochi ritocchi e sarebbero stati pronti per ripresentarli al pubblico. Erano tempi in cui la parola crisi non era ancora entrata a far parte del gergo quotidiano, anzi a Torino c’era davvero molta energia, coda lunga della stagione post-olimpica. Sembra davvero passato un secolo.

La prima mostra programmata, una personale di Franko B. E mi era parso strano che la chiedessero a me la curatela. Con Franko tanti anni prima c’era stato qualche problema in seguito a una mia recensione dove esprimevo diverse perplessità sulle sue performance più cruente, tipo levarsi il sangue. Ma questa è un’altra storia. La mostra in realtà andò benissimo e la sera dell’inaugurazione c’era davvero tanta gente e un’atmosfera del tutto particolare che quasi non sembrava di essere a Torino: un pubblico diverso, molto giovane, non la solita fauna dell’arte che vedi a tutti i vernissage. Franca e Alessandro, due perfetti padroni di casa, molto attenti ai dettagli per un opening in stile newyorkese o almeno milanese.

E così cominciamo a conoscerci e frequentarci, non solo per le mostre ma anche per altre passioni ben più divoranti, ad esempio le auto sportive. Parlarne con Ale era davvero contagioso, maniacale e competente. Gli ho sempre invidiato un parco macchine da paura, anche se lui, snobisticamente, preferiva girare in Smart.

Dicevo, mostre ne abbiamo fatte diverse insieme e quasi tutte insieme sono nate a tavola, in una pausa pranzo che veloce e frettolosa non era mai: la pittura di Paolo Maggis, altro ragazzo divertente e solare nonostante nei suoi quadri l’inquietudine sia in primo piano; la strana coppia Leonardo Pivi e Paolo Schmidlin, due bravi scultori figurativi, il primo ansioso e preoccupato (quante volte lo abbiamo bonariamente preso in giro per i suoi tormentoni telefonici), il secondo ironico e graffiante, capace di provocare imbarazzi piuttosto forti, presentando ad esempio una statua di una vecchia signora molto, forse troppo somigliante a Joseph Ratzinger. E poi una bellissima personale del regista spagnolo Bigas Luna, che per l’occasione si mostrò cuoco e anfitrione lavorando il cibo con le proprie mani, a reimpossessarsi del senso profondo della terra e dell’acqua (chissà che sta facendo ora Bigas in paradiso con tante giovani donne poco vestite intorno). Alla Marena Rooms Gallery hanno esposto diversi amici di lunga data, come Alessandro Bazan, mia moglie Francesca Forcella. E c’era in più la generosità di Franca e Alessandro nel farsi coinvolgere in progetti che avessero come orizzonte la città, non solo gli amici e i clienti della galleria: insieme abbiamo lavorato per Traffic Free Festival, coinvolgendo tra l’altro Paolo Leonardo. Difficile immaginare due tipi più diversi, lui e Alessandro, eppure scattò un imprevisto feeling e a lungo si parlò di tornare a fare qualcosa insieme.

Soggetto inquieto e iperattivo, ad Alessandro non poteva certo bastare una “tranquilla” vita di galleria e così, crisi o non crisi, lui che fa? Raddoppia e apre uno spazio nuovo in un interno cortile in via della Rocca, a pochi metri dal suo nuovo quartier generale “la Maison”, dove intende fare mostre più leggere e progettuali. Bellissima, ad esempio, quella di Daniel Gonzalez, artista che è davvero un mostro di simpatia, uno che quando ti abbraccia ti stritola, che ama ristoranti, enoteche, un energetico sempre perso in mille progetti che mentre te li racconta non puoi non ridere di gusto.

Alessandro amava il rischio e se ne fregava delle convenzioni. E così vede in un gruppetto molto affiatato di studenti dell’Accademia qualcosa di nuovo da proporre all’attenzione del pubblico torinese. Diversi di loro frequentano i miei corsi di storia dell’arte ed ecco quindi crearsi un ulteriore corto circuito, rimasto in attesa magari di un altro progetto, che a questo punto non si farà più.

Quando Franca mi ha chiesto se volevo scrivere poche righe per ricordare Alessandro, mi è parso chiaro che siamo diventati schiavi di sms, facebook e twitter. Ci eravamo davvero visti poco, ultimamente, prendendo quella stupida abitudine di comunicare via telefono. Da qualche parte conservo ancora un suo messaggio che diceva più o meno così, “dai vediamoci che almeno ci abbracciamo”.

Un abbraccio, Ale.

Luca Beatrice

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